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SUDAFRICA NEL CUORE - IL VIAGGIO CONTINUA -

  • Immagine del redattore: Chiara Pasi
    Chiara Pasi
  • 24 gen 2025
  • Tempo di lettura: 15 min
scogliere Sudafrica

Verso Santa Lucia: Umzuke e il centro felini


Da Pretoriuskop ci dirigimo poi a Piet Relief e da qui verso Santa Lucia con una tappa intermedia nella riserva naturale di Umzuke, che però ci regala solo branchi innumerevoli di himpala. Ormai non ci meravigliano più molto, è diventato come vedere i nostri abituali animali domestici per strada.


comunita Uro

La cosa interessante di questa tratta è stata vedere una famiglia di seguaci Uro ai quali ci siamo avvicinati per assistere a un loro rito musicale basato su una danza a piedi nudi (che per loro ricordava Mosè). Il loro canto accompagnato da un loro strumento musicale mi ha trasmesso molta gioia ed è stato coinvolgente vedere questo gruppo di persone, dai bambini agli adulti agli anziani, unirsi con i loro movimenti e la loro voce per festeggiare la loro domenica. A distanza, il disegno di un cerchio, rappresentante la loro area sacra per la preghiera, faceva da cornice a questo quadro pittoresco.


Inoltre visitiamo il centro recupero felini, centri dedicati alla cura e riabilitazione di felini selvatici, che dopo avere ricevuto le opportune cure, vengono reintrodotti in natura. Vediamo ad esempio il Caracal, che somiglia a un grosso gatto domestico incrociato con razze feline, di cui ereditano alcune caratteristiche fisiche come le lunghe zampe, le grandi orecchie con i caratteristici ciuffi e un mantello maculato o tigrato; i serval, simili nell'aspetto ai caracal, ma che lasciano impronte più strette, hanno il cranio più rotondo e sono privi dei ciuffi sulle orecchie caratteristici di quest'ultimo.

Abbiamo anche modo di vedere alcuni ghepardi. Questo è uno degli animali che mi ha sempre maggiormente colpito per le sue caratteristiche fisiche: è snello ma muscoloso, ha zampe lunghe e una testa piccola con una caratteristica macchia nera a forma di lacrima che si estende dagli occhi agli angoli della bocca. Il suo mantello è generalmente giallo chiaro con macchie nere. I ghepardi sono animali solitari e diurni. Trascorrono gran parte della giornata riposando all'ombra e cacciano all'alba o al tramonto. Sono specializzati nella caccia in corsa, inseguendo le prede a velocità elevate. E’ uno dei felini più veloci al mondo, noto per la sua straordinaria capacità di accelerare e raggiungere addirittura  i 130 km/h, che possono essere tenuti fino a 5 minuti, e la coda serve per bilanciare velocità e equilibrio. Imponente e sinuoso, elegante e leggero, è un animale che mi affascina molto, esteticamente è uno dei miei animali preferiti per la sua bellezza, soprattutto la delicatezza, la dolcezza e la profondità dello sguardo, le ciglia, la forma del muso, l’armonia del corpo, un esempio di architettura animale elegante e raffinata. C’è qualcosa che mi ha sempre incuriosito di questo animale e in qualche modo mi rispecchio nel ghepardo, come se volessi assorbire alcune delle sue qualità.


Apprendiamo inoltre alcune curiosità su questi animali: i cuccioli possono essere cacciati dalle aquile, e a partire dai 6 mesi riescono a essere autonomi. Considerato che il 60% dei ghepardi purtroppo è sterile, avere modo di vedere i cuccioli è già un grande dono della natura.

Proseguiamo il nostro viaggio alla volta di altre riserve naturali, per altri giri di giostra. Durante il tragitto mi lascio richiamare da tutto ciò che vedo e che mi ricorda momento dopo momento di essere in un altro continente: le casette che si susseguono con cisterne all’esterno per la raccolta dell’acqua piovana, pastori che a bordo strada attendono pazientemente un passaggio. La pratica dei taxi collettivi è una forma diffusa che chi non possiede un mezzo di locomozione per spostarsi usa per recarsi al lavoro o muoversi da un punto all’altro.


Mentre proseguiamo il nostro viaggio, come tutti gli itinerari on the road che si rispettino, non possiamo farci mancare la gomma forata. Viaggiamo su due auto, la nostra finora è stata graziata (a differenza dei nostri compagni che hanno già provato due volte l’ebbrezza del rattoppo), l’aspetto simpatico però è che ci capita esattamente in prossimità di un gommista Michelin che sembra lì pronto ad aspettarci, visto che si avvicina l’orario di chiusura. Stavolta ci è toccato solo il danno ma non la beffa, anzi siamo noi che sorridiamo sbeffeggiando un po’ l’altro gruppo che è stato un po’ meno fortunato di noi coi precedenti inconvenienti....


iSimangaliso Wetland Park


E’ il 1 settembre e inauguriamo il mese con una nuova riserva naturale. Si tratta di iSimangaliso Wetland Park, un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, che si estende nell’Eswatini per 220 km dal confine con il Mozambico fino a Maphelane, all’estremità meridionale del Lake St Lucia.


In un discorso del 2002 sulla storica reintroduzione degli elefanti sulle sue coste orientali, Nelson Mandela ha dichiarato: "il Wetland Park deve essere l'unico posto al mondo dove il mammifero di terra più antico del mondo (il rinoceronte) e il mammifero di terra più grande del mondo (l'elefante) condividono un ecosistema con i pesci più antichi del mondo (il celacanto) e i cetacei più grandi del mondo (la balena)".


Pare che il termine iSimangaliso significhi ‘meraviglia’, e in effetti si tratta di un ambiente che stupisce per la coesistenza di tanti ecosistemi e biodiversità, in particolare mi è rimasto impresso il ricordo di una foresta rigogliosa dove si alternano colori caldi o tenui come il giallo paglierino, il verde, l’ocra, alternata a zone di acqua, dai piccoli stagni e laghetti, fino ad arrivare all’Oceano Indiano.

Qui ammiriamo i primi sbuffi di balena e approdiamo a Cape Vidal. Forse vi ricordate il famoso spot del bagnoschiuma Pino Silvestre con il cavallo bianco che corre su una spiaggia altrettanto bianca infrangendo con gli zoccoli le onde tumultuose? Pare che questa pubblicità sia stata girata proprio qui!


All’interno della riserva si osservano branchi non aggressivi di gnu (ho scoperto che gli gnu sono un mix di vari animali tra il cavallo, la scimmia, le antilopi), zebre (con le loro strisce a fungere da vere e proprie impronte digitali) e himpala che convivono pacificamente.

Nella riserva abbiamo assistito a un esempio di mutua cooperazione tra queste specie. Nel silenzio del parco, seduti nella nostra jeep con il ranger, udiamo un verso, che personalmente non avevo mai sentito. Si tratta delle zebre, che avvisano le loro compagne della presenza di una iena in lontananza. Un richiamo sonoro a distanza che mi ha fatto emozionare per la capacità di prendersi cura del gruppo, solidarizzando con i propri simili per proteggersi reciprocamente.


Imfolozi: la roccaforte dei rinoceronti bianchi


Inoltre, in quest’area protetta ammiriamo la più antica riserva di caccia in Africa, la Hluhluwe–Imfolozi Game Reserve, con un ecosistema caratterizzato da savane, boschi e zone umide. La vegetazione è costituita da diverse specie di acacie, alberi di mopane e erbe alte.

Imfolozi rappresenta uno dei pochi parchi al mondo dove è possibile avvistare dei rinoceronti bianchi (addirittura 19 specie). Questi rinoceronti si distinguono da quelli neri soprattutto per il muso allungato e piatto, funzionale al loro sostentamento a base di erba. Infatti hanno spesso la testa abbassata, e passano la giornata a mangiare brucando l’erba rasando il terreno.

Il rinoceronte bianco ha un carattere mansueto e tranquillo. Durante le ore più calde del giorno riposa spesso sdraiato all’ombra di arbusti o alberi, mentre è più attivo al tramonto e all’alba. Le femmine di rinoceronte bianco sono di natura gregarie e hanno una gestazione di 16 mesi. I maschi si trovano quasi sempre soli, a meno che non stiano corteggiando una femmina.


ll rinoceronte nero, invece, tende a portare il muso più in alto. È molto più piccolo, ha le orecchie più rotonde rispetto al bianco che le ha squadrate, e si ciba di foglie, arbusti e radici. Il muso è allungato (tipo a punta) con le labbra adatte per strappare le foglioline, un esempio di come la forma si adatti alla funzione permettendo alla natura di creare delle varianti curiose e interessanti. Ha un carattere spesso aggressivo e molto meno mansueto rispetto al cugino bianco. L’acqua per questa specie non è fondamentale come nel bianco. Solitario, vive con la femmina solo per qualche giorno per l’accoppiamento, poi resta territoriale ma solo.

Essendo il rinoceronte un animale solitario con una pessima vista, individua e comunica con gli altri simili mediante "indizi" olfattivi che possono essere tracce di escrementi e urina, necessari a questi mammiferi per determinare la presenza di altri esemplari nelle vicinanze. Anche la comunicazione "vocale", però, è utile ai rinoceronti che emettono diversi tipi di grugniti e suoni a seconda del proprio stato.

Questi animali camminano a una velocità di 50 Km/h (a differenza dei 38 km/h dell’uomo), hanno le orecchie sempre in movimento per riconoscere pericoli e rimanere in dormiveglia, figliano poco e per cinque anni successivi alla nascita non procreano più.

La dimensione del corno o del corpo è considerata un indizio relazionale per riconoscere i partner. Il corno del rinoceronte, inoltre, può essere assimilato all’oro, infatti in Asia viene utilizzato per le proprietà afrodisiache e usi medici, rendendolo estremamente prezioso e anche oggetto di bracconaggio.


Oltre ai rinoceronti, il parco ospita leoni, elefanti, giraffe, zebre e una ricca avifauna, tra cui l'aquila pescatrice africana. Il clima è caldo e umido tutto l'anno.


Qualche curiosità sugli elefanti: sapete perchè sventolano le orecchie? E’ il loro impianto di raffreddamento del corpo... gli elefanti sono in grado di sentire le vibrazioni del terreno per raggiungere altri compagni anche a 10 km... soffrono di cattiva digestione, pertanto devono bere molta acqua... hanno un’ottima memoria, infatti se si fa del male a un elefante, è in grado di memorizzare visivamente quest’informazione e riconoscere anche a distanza di anni la persona che gli ha arrecato danno...


Le passeggiate magiche nello Tsitsikamma


Un’altra tappa imperdibile è lo Tsitsikamma, che fa parte del più grande Parco nazionale Garden Route, tra Knysna e Port Elizabeth. Incastonato tra mare e montagna, il parco nazionale di Tsitsikamma è un gioiello della natura e uno dei più visitati del Sudafrica. Qui viviamo un bellissimo trekking (Mouth Trail) in un paessaggio da fiaba che, dopo una settimana di safari e savana, non mi verrebbe in automatico da associare al Sudafrica, bensì piuttosto all’Indonesia o alla Malesia (in realtà non ci sono mai stata, quindi si tratta di qualcosa di istintivo fondato sul mio immaginario). Lo spettacolo delle alte onde dell’oceano che si infrangono sulle scogliere, la camminata in un percorso serpeggiante all’interno della foresta indigena su passerelle di legno, il ponte sospeso sullo Storms river - Suspension Bridge Trail - mi hanno regalato un’emozione intensa. E che colori... tante tonalità di verde acqua nell’oceano, uniti al verde accesso delle piante, inframezzato all’ocra della sabbia e alle scale di grigi delle scogliere, creano una tavolozza naturale che non avrebbe essere realizzata dal migliore artista.


Suspension Bridge Trail

Anche l’altra camminata - il Blue Duiker Trail, lungo 3.7 km e 3 ore di cammino - ci conduce nel cuore della foresta, con conifere, canfore selvatiche, e molto altro. Questo percorso prende il nome dal raro Cefalofo azzurro (Blue Duiker) che si aggira all’interno della foresta insieme al potamocero, al cercopiteco verde, al leopardo ed al caracal.


Robberg natural reserve

Robberg natural reserve

Il trekking nella Robberg natural reserve ci offre un panorama simile allo Tsitsikamma, e dunque anche se cambiamo location, la cartolina è comunque molto simile.


Tra scogliere a picco sul mare, lingue di sabbia e piccole dune, con distese di arbusti puntinati da piccoli e delicati fiori colorati, mi sembra di compiere un volo istantaneo tra le highlands scozzesi, con il loro fascino selvaggio e incontaminato, e la nostra macchia mediterranea. Dal promontorio, che percorriamo lungo la costa rocciosa, avvistiamo foche e delfini, che nuotano e giocano tra spruzzi d’acqua.








Mossel Bay e la notte in treno


In questa seconda metà del viaggio siamo decisamente più vicini all’elemento acqua piuttosto che alle distese di piante e erbe alte che compongono la vegetazione della savana.  Mossel Bay si trova a metà strada fra Città del Capo e Port Elizabeth. È considerata la città più importante della Garden Route, la strada che costeggia la costa meridionale del Sudafrica. A 30 metri dalla spiaggia di Santos, vi è il ‘Santos Express’, una struttura alberghiera ricavata all'interno di un antico treno.  Ogni vagone è stato trasformato in confortevoli camere per gli ospiti, e c’è anche un salone in comune e la connessione wifi gratuita disponibile in tutti gli spazi, sia pubblici che privati.


Knysna: township e comunità rastafariana


La giornata successiva cambiamo un po’ il copione e ci avventuriamo nella visita della township di Knysna, cioè la suddivisione territoriale e amministrativa riservata alle persone di colore. Accompagnati da una ragazza che ci fa da guida, scopriamo che esistono tre tipi di case governative evolutesi nel corso degli anni, da quelle più basiche a quelle più evolute e confortevoli, queste ultime restano di proprietà dello stato 8 anni e poi possono essere vendute.

Siamo accompagnati anche all’interno della biblioteca e in una scuola dove assistiamo alle prove di un gruppo di ragazze nella loro lezione di hip hop/urban dance. Esco con molte positive vibes! Mi dà un senso di fiducia e speranza sapere che è un modo per avvicinare queste ragazze di umili origini a una passione, che può essere la loro leva motivazionale per stare lontane dalle brutte compagnie e dalla delinquenza in un contesto dove il tasso di pericolosità è tra i più alti al mondo.


Nella nostra visita ci rechiamo anche in una comunità rastafariana, le cui origini risalgono al periodo post-apartheid. Molti rastafariani, attratti dalla bellezza naturale della regione e dalla libertà di espressione religiosa, si sono stabiliti in questa zona, creando un'atmosfera di tolleranza e rispetto reciproco.

La comunità rastafariana di Knysna, come tutte le altre, si basa su principi fondamentali come:

-        la venerazione di Haile Selassie I: l'imperatore d'Etiopia Haile Selassie I è considerato l'incarnazione di Dio

-        il ritorno in Africa: molti rastafariani vedono l'Africa come la "Terra Promessa" e cercano di riconnettersi con le loro radici africane

-        il vegetarianismo: l'alimentazione vegetariana è un pilastro della dieta rastafariana, considerata più pura e vicina alla natura

-        l'uso della cannabis: la cannabis è considerata un'erba sacra e viene utilizzata per scopi rituali e medicinali

-        la musica reggae: elemento fondamentale per esprimere la propria spiritualità e le proprie lotte


Onestamente, però, nonostante la curiosità che ci suscita questa visita, così come arriviamo non vediamo l’ora di andarcene... la guida spirituale del posto è un anziano rasta con gli occhi spiritati che ci racconta qualcosa sul villaggio e inframezza il suo monologo con gesti simbolici fallici. Pensando che il suo cervello sia ancora avvolto dalla nuvola di fumo di qualche dozzina di canne, tagliamo corto e torniamo ai nostri pulmini.


The Hoop


The Hoop

Il nostro viaggio prosegue con la visita a ‘the Hoop’. Situata sulla costa meridionale del Sudafrica, questa riserva naturale è un vero e proprio gioiello nascosto. Con i suoi 36.000 ettari di dune di sabbia, spiagge incontaminate, paludi costiere e una ricca biodiversità, è sicuramente un must per tutti gli amanti della natura come me. Inoltre, si tratta di un luogo famoso in tutto il mondo per essere uno dei migliori per l'avvistamento delle balene franche australi durante la stagione riproduttiva.



Ci godiamo appieno la nostra passeggiata in mezzo alle dune, dopo aver attraversato un paesaggio bucolico agreste.  La strada per arrivare a ‘the Hoop’ è altrettanto bella come la riserva naturale e questa diapositiva fotografica in cui ci muoviamo, con il cielo azzurro sconfinato, punteggiato da nuvole bianche, che fa da cappello agli altopiani verdi con piantagioni di colza di un color oro scintillante, sembra essere la strada per arrivare all’immensità del Paradiso.





Capo Agulhas


Le opere d'arte proseguono con un altro capolavoro naturale: Capo Agulhas è molto più di un semplice punto sulla mappa geografica: è il luogo in cui le acque dell'oceano Atlantico e dell'oceano indiano si incontrano.  Tra scogliere frastagliate e spiagge selvagge, dominate da un imponente faro, ammiriamo tutta la forza della natura che crea un paesaggio unico e affascinante.


Hermanus


Cogliamo tutte le potenzialità dell'oceano dirigendoci poi verso Hermanus, dove viviamo l'emozione di un incontro ravvicinato con le balene dal nostro aliscafo. Nonostante la bellezza di questi grandi cetacei, che ci fanno notare la loro presenza con i loro spruzzi e la parziale emersione degli immesni corpo a pelo dell’acqua, ammetto che l’andamento oscillante dell’aliscafo, dopo un’ora di navigazione, non mi ha fatto rimpiangere tornare a mettere i piedi per terra! Più di uno dei nostri compagni di viaggio è stato vittima della marea.


Stellenbosch


Nelle vicinanze di Hermanus vi è la regione di Hemel-en-Aarde, rinnovava per la produzione di Pinot nero e Chardonnay. Ecco quindi il preludio per la successiva tappa a Stellenbosch, situata nel cuore delle winelands sudafricane. Fondata nel 1679, è il secondo insediamento europeo più antico del Sudafrica e conserva ancora oggi il fascino dell'epoca coloniale. Qui visitiamo una cantina locale per la famosa degustazione di vini. In particolare, ci viene offerto l’assaggio di uno Chardonnai bianco, un Merlot, un Porto e un Cabernet. Pur non essendo una grande estimatrice, devo dire che le mie pupille gustative hanno particolarmente apprezzato questi ultimi due, decisamente più dell’accompagnamento con la carne di coccodrillo che mi ha invece lasciato un senso di affumicato in bocca...


Cape Point e Capo di Buona Speranza


Il giorno successivo abbiamo percorso un bellissimo trekking lungo la costa che ci ha portato a Cape Point. Si tratta un luogo di grande interesse naturalistico, caratterizzato da una vegetazione unica chiamata fynbos. La fauna è ricca di specie endemiche, come il babbuino del Capo e il pinguino africano. I bellissimi panorami, il fragore delle onde che si infrangono sulle scogliere, insieme all'aria fresca ci hanno accompagnato per tutto il percorso. Arrivati a Cape Point, il faro ci ha accolto con la sua maestosa presenza mentre il nostro sguardo si perdeva all'orizzonte.

Successivamente abbiamo raggiunto il Capo di Buona Speranza, che nonostante sia un luogo molto turistico, conserva intatta la sua bellezza.


Capo di Buona Speranza

Fu il navigatore portoghese Bartolomeo Diaz a raggiungere per primo il capo nel 1487. Inizialmente lo chiamò ‘capo delle tempeste’ a causa delle forti correnti e tempeste che lo avevano colpito durante la navigazione. Tuttavia il re del Portogallo decise di rinominarlo Capo di buona speranza, in quanto apriva nuove rotte commerciali verso le indie. Vasco de Gama, pochi anni dopo Diaz, fu il primo a doppiare il campo e raggiungere le coste indiane.

Dopo la foto collettiva di rito, obbligatoria accanto al cartello e tutti imbacuccati vista la potenza del vento, facciamo una simpatica conoscenza: un motociclista asiatico sta facendo un giro di mesi con il suo mezzo a due ruote, munito solo dello stretto necessario per il viaggio. Sono ammirata dal suo coraggio e intraprendenza, fa il blogger di professione e probabilmente è anche sponsorizzato per videofilmare le sue avventure. Uno su mille ce la fa, bè, noi ne abbiamo decisamente conosciuto uno che ricade in questa categoria!


Betty’s bay


Prima di arrivare all'ultima tappa del nostro viaggio facciamo una deliziosa sosta a Betty’s bay, un grazioso villaggio famoso per la presenza di una colonia di pinguini africani che si possono osservare da vicino in un'area protetta. La loro camminata, con movimenti corti e controllati e le zampette posizionate ai lati del corpo che orientano leggermente verso l'esterno, è veramente simpatica. Ovviamente, ha una sua funzionalità legata al perfetto coordinamento che permette loro di mantenere l'equilibrio anche su superfici irregolari ed evitare di scivolare e cadere. Pensiamoci la prossima volta che qualcuno ci prende in giro dicendo che sembriamo dei pinguini!


Garden Route


E proseguiamo di nuovo sulla Garden Route, in una strada panoramica con la sua varietà di paesaggi, dalla costa rocciosa alle foreste pluviali, la vegetazione lussureggiante, la fauna ricca di uccelli marini, foche e balene, un altro vero gioiello per gli occhi. Per molti anni l'industria del legno è stata una delle principali attività economiche della Garden Route. Le maestose foreste di pino hanno fornito il legname per la costruzione di case, mobili e navi. Ci sono aneddoti che la contraddistinguono, non ultimo quello per cui pare che su questa strada sia morto il figlio di Ferrero.


Città del capo 


Città del capo è sicuramente una città affascinante che merita una visita con il suo mix di cultura e relax.

Tuttavia, è importante ricordare che il suo tasso di criminalità è molto elevato e quindi è necessario porre la più alta attenzione quando si gira, cercando di evitare di portare con sé oggetti di valore che possano suscitare l'attenzione dei malintenzionati. Così sprovvisti della maggior parte delle cose che ci hanno invece accompagnato durante tutto il viaggio (zaini, marsupi, accessori vari), visitiamo alcuni dei quartieri più iconici, in particolare Bo-Kaap e il Waterfront.


Bo-Kaap è un arcobaleno di case colorate: immagina di passeggiare per le stradine di un villaggio fiabesco, dove le case sono dipinte con colori vivaci e le porte sono decorate con motivi intricati. Si tratta di un quartiere malese, che è stato a lungo il centro della comunità musulmana. Le case sono state volutamente dipinte con colori vivaci per riflettere la gioia della vita e renderle più facili da trovare durante le ore notturne.


Il Waterfront invece ha un'atmosfera più moderna e vivace: un complesso commerciale residenziale che offre un'ampia gamma di attività, da shopping a ristoranti, da musei a crociere.


Waterfront Cape Town

Dal complesso portuale, un tempo il cuore commerciale della città, si può inoltre godere la visita della Table mountains e di Robben Island, entrambi luoghi che abbiamo visitato.

La funivia che ci ha portato in cima alle Table mountains ha segnato l’inizio della scalata contro il vento. Appena arrivata sul cucuzzolo il vento mi ha accolto come un vecchio amico, ma con una stretta di mano decisamente più vigorosa del solito, tanto da sembrare volesse farmi volare via. Fortunatamente un mio compagno del gruppo ho avuto pietà di me e per tutto il tragitto mi ha tenuto stretta alleggerendomi della fatica di camminare controvento. Un’esperienza che effettivamente mi ha tolto il fiato!


Robben Island è un luogo che ha segnato profondamente la storia del Sudafrica. Situata a circa 13 km dalla costa di Città del Capo, è un'isola che ha un significato storico inestimabile, tristemente famosa per essere stata un carcere per prigionieri politici durante il regime dell'apartheid, dunque un simbolo di lotta e speranza. Il suo passato è stato sicuramente turbolento, in quanto prima di diventare un carcere politico fu utilizzata come lebbrosario. Durante l'apartheid, l'isola fu trasformata in un carcere di massima sicurezza dove venivano rinchiusi i principali oppositori del regime. Nelson Mandela fu uno dei prigionieri più famosi di Robben Island, trascorrendo in una piccola cella sull'isola 18 dei suoi 27 anni di prigionia. Oltre alla sua cella, è possibile vedere un museo e a una cappella, luogo di ritrovo e spiritualità per i prigionieri. Liberato nel 1990, Mandela è stato eletto presidente del Sudafrica nel 1994, diventando il primo capo di stato nero del paese, a un anno dalla ricezione del premio Nobel per la pace.

Questa è stata l’ultima tappa del nostro viaggio.


Il Sudafrica mi ha regalato attimi di pura bellezza visiva, con una varietà di paesaggi e attività che hanno reso l’itinerario estremamente dinamico. Si tratta di un viaggio adatto agli amanti della formula ‘on the road’, perchè si macinano davvero tanti chilometri in auto, essendo le distanze molto dilatate. Al contempo, i ritmi sono stati scanditi in modo da potere incastrare tutto in un modo sostenibile, permettendomi di godere appieno ogni attimo delle giornate con grande serenità. Ho avuto la sensazione di sentirmi appagata, non sento mi sia mancato nulla e credo abbia superato di gran lunga le mie aspettative.

Sono tornata a casa con una positività rinnovata e per diverse settimane queste ‘good vibes’ hanno vivificato le mie energie. Credo davvero che quando ci sincronizziamo con i ritmi della natura, ritroviamo la nostra dimensione interna più vera e umana, ritroviamo noi stessi, riallineando il nostro equilibrio interiore.

E’ un viaggio che lascia un po’ di mal d’Africa, anche se è un’Africa peculiare, e secondo me rimane davvero nel cuore, riattivandolo sulle frequenze dell’amore.

 
 
 

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