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LA PRATICA DELLA CONSAPEVOLEZZA

  • Immagine del redattore: Chiara Pasi
    Chiara Pasi
  • 11 apr 2024
  • Tempo di lettura: 4 min
mindfulness in natura

Che cos’è la Mindfulness?


Questo termine inglese viene spesso tradotto con la parola consapevolezza.

Lo psichiatra Daniel Siegel definisce la mindfulness come ‘la consapevolezza che emerge se prestiamo attenzione in modo intenzionale nel momento presente e in modo non giudicante al dispiegarsi dell'esperienza momento per momento’.


Si tratta dunque della capacità, che tutti noi esseri umani abbiamo, di accorgerci intenzionalmente di ciò che sta accadendo istante dopo istante nella nostra personale esperienza, caratterizzata da sensazioni fisiche (gli input sensoriali come suoni, sensazioni tattili, olfattive, visive), emozioni e flussi di pensieri.

La Mindfulness è quindi una ricerca della consapevolezza a tutto raggio che coinvolge il nostro sistema mente-corpo.


A volte siamo talmente abituati a svolgere azioni quotidiane in modo meccanico che non ricordiamo nemmeno dove abbiamo lasciato un oggetto, stiamo già pensando a qualcos’altro in programma nella nostra to-do-list. La Mindfulness ci aiuta ad uscire dalle solite dinamiche quotidiane, fatte di piccole azioni che si ripetono in continuazione e che ci impediscono di soffermarci su noi stessi.

Un attivatore di presenza che ci può aiutare a praticare la mindfulness è il respiro, per cui quando per esempio arriva un pensiero che mi porta via e mi distrae dal momento presente (potrebbe accadere anche in questo stesso istante!), la pratica base della mindfulness consiste nel riportare la mia attenzione gentilmente, ma fermamente, su un’ancora dentro di me basata sui sensi e sufficientemente dinamica che è il respiro. Il respiro è il modo più semplice, intuitivo ed immediato per generare presenza nel qui e ora.

Non giudicare significa rimanere in uno spazio dove non si etichetta, semplicemente si vive, si osserva, si registra cosa sta accadendo, come testimoni imparziali. Questo significa apertura senza darmi dell’incapace, senza stare o indulgere nel cosiddetto ‘pensiero ruminante’. Shakespeare diceva ‘nominare é distruggere’, cioè nel momento in cui nomini un'esperienza l'hai già compressa e segregata all'interno di una categoria togliendole la vita.


Questa capacità naturale insita in ogni essere umano va quindi semplicemente ricordata e fatta riaffiorare e permette di espandere la nostra coscienza, rigenerando completamente la nostra presenza e la connessione con l'energia universale.


Come nasce la mindfulness?


Il punto di partenza della mindfulness è un biologo americano, Jon Kabat Zinn, che nella seconda metà degli anni '70, praticando una sua passione, ovvero un tipo di meditazione originatasi dal buddismo, si rende conto di essere meno stressato.

Per ‘stress’ si intende una condizione in cui il nostro sistema corpo-mente entra quando non ci sentiamo in grado di dare una risposta soddisfacente alle richieste dell'ambiente circostante, cioè in qualche misura ci sentiamo inadeguati. Come ricercatore, Jon Kabat Zinn si chiede come rendere fruibili queste pratiche a persone non interessate allo sfondo spirituale religioso, per cui chiede ed ottiene l'autorizzazione ad inserire presso l'ospedale in cui lavora un protocollo, cioè una sequenza codificata di azioni e pratiche replicabili, a pazienti con patologie croniche vita natural durante.

Al termine di questo programma, che chiama mindfulness based stress reduction, i parametri quantitativi e qualitativi (es. pressione arteriosa, frequenza cardiaca, livello di cortisolo, ecc...) misurati sui pazienti dimostrano un netto miglioramento dello stress.

Questo segna l’inizio fecondo di un percorso che lo porta a fondare una clinica di riduzione dello stress, oggi evolutasi in università. Dopo 15 anni di diffusione di queste pratiche in ambito sanitario, si sono estese anche ai contesti educativi ed organizzativi come scuole ed aziende, cioè luoghi in cui il tasso di stress è mediamente molto alto.


Un aspetto interessante è che gli scienziati hanno anche analizzato i cambiamenti dal punto di vista enzimatico (telomerasi) delle cellule. Le telomerasi sono enzimi che hanno un ruolo cruciale nei processi di invecchiamento: le cellule del corpo sono sottoposte ad un processo di divisione che serve alla riproduzione. Durante questa riproduzione la cellula madre copia il suo DNA e poi si divide in due cellule figlie, ciascuna delle quali con il suo stesso corredo cromosomico. I telomeri controllano che questo passaggio avvenga correttamente. Tuttavia, ogni volta che queste cellule si riproducono i telomeri diventano più corti e quindi con il passare del tempo si accorciano. In particolare, i livelli di telomerasi si riducono anche quando siamo sotto stress. Abbassare lo stress ha quindi un effetto positivo che combatte la riduzione dei telomeri. La pratica regolare della mindfulness aumenta il livello di telomerasi e la lunghezza dei telomeri è un indice di longevità!


Gli aspetti del nostro funzionamento psicofisico toccati dalle pratiche di mindfulness


  • Quante volte vi è capitato di stare facendo una cosa e vagare con il pensiero nel passato o  in una progettualità futura? Questo disallineamento temporale è energeticamente molto dispendioso. Praticando la Mindfulness possiamo essere presenti mentalmente in ciò che stiamo facendo nel qui e ora

  • A chi non è mai successo di volere modificare un’esperienza e plasmarla sulla base che di ciò che riteniamo dovrebbe essere la realtà? Con la Mindfulness coltiviamo attenzione accogliente, quindi anche accettazione di ciò che mi può dare fastidio, includendolo nel mio cambio di percezione con una maggiore centratura, stabilità ed equilibrio emotivo. In questo modo possiamo lasciare andare il desiderio egoico di controllo e guardare le cose come per la prima volta senza il filtro delle nostre opinioni (principio della mente del principiante)

  • Quante volte diciamo, per esempio, sono triste, sono nervoso, sono arrabbiato? Con la Mindfulness il nostro linguaggio può cambiare, per cui, invece di dire ‘sono triste’, posso dire ‘in questo momento sto provando tristezza’, salvaguardando la mia identità

  • Non occupando più tutto lo spazio possibile, lascio inoltre che gli spazi e gli stati d'animo degli altri emergano, sintonizzandomi maggiormente ed attivando empatia In sostanza, grazie alla mindfulness portiamo una maggiore qualità di ascolto e di presenza, espandiamo la nostra consapevolezza, e così cambiamo la nostra relazione con quell'esperienza, per cui:

  • impariamo a stare con ciò che c'è, che non significa rassegnazione, ma prendere confidenza con la dimensione dell'essere e dell'esistere che precede quella del fare;

  • possiamo vedere nell’ordinario lo straordinario Rispetto alle nostre esperienze in natura ci rendiamo conto che non siamo separati, ma c'è una relazione di interconnessione, guardo con gli occhi della totalità in una visione più sistemica. La qualità dei nostri rapporti con ciò che è altro da noi cambia, perché ci permette di sentirci collegati agli altri esseri umani e al pianeta.


Ti potrebbe incuriosire sapere come attivare la mindfulness, quali sono i suoi facilitatori nelle nostre esperienze in natura?


Segui il prossimo post!

 

 
 
 

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