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IL SAPORE SUD-ORIENTALE DEL VIETNAM

  • Immagine del redattore: Chiara Pasi
    Chiara Pasi
  • 28 mar 2024
  • Tempo di lettura: 16 min

Aggiornamento: 3 apr 2024

santuario Vietnam

Il Vietnam, dal vietnamita ‘Viet’, il nome del popolo e ‘nam’, ovvero sud, già nella sua etimologia reca il marchio della suddivisione geografica che lo connotò dal 1954 al 1976.


Mi porto a casa il ricordo di un paese del sud-est asiatico in prevalenza povero, ad oggi una repubblica socialista, anche se l’economia capitalista sviluppata sotto la maschera socialista ha creato fasce della popolazione più ricca.

I paradossi dell’economia hanno permesso anche ai più poveri di possedere talvolta un I-Phone, molto più frequentemente un motorino. Si stima che l’80% della popolazione possegga un motorino, ad Hanoi ci sono più moto che nuclei famigliari. La moto è un mezzo di locomozione atto al trasporto di carichi più o meno pesanti, dalla famiglia (sino a cinque persone su una moto...) ad ogni genere di pacco anche di dimensioni considerevoli, agganciati con sapiente strategia in quanto il trasporto avviene ovunque e con qualsiasi condizione atmosferica.


E’ stata l’ultima tappa del mio viaggio, Saigon, ad insegnarmi tantissimo, con un messaggio riassunto in due parole: genius loci.

Per spiegarne il motivo, offro un piccolo excursus storico. Cu Chi è un distretto situato a circa 30 km fuori da Ho Chi Minh City (Saigon), in un’area nella provincia di Binh Duong nota come il ‘Triangolo di Ferro’ (circa 155 km²), chiamata così a causa della forte attività di un'organizzazione politico-militare vietnamita - Viet Minh - nata nel 1941 per resistere al colonialismo francese in Indocina.

All’interno del triangolo di ferro, durante la lotta d’indipendenza dalle autorità coloniali francesi, alla fine degli anni ’40 i Viet Minh iniziarono a scavare un complesso reticolato di tunnel sotteranei, esteso per 250 chilometri, ad una profondità di 9 metri. Negli anni ’60 e ’70 i Viet cong espansero gradualmente le gallerie per difendersi dagli attacchi degli americani durante la guerra del Vietnam, un conflitto armato combattuto prevalentemente nel territorio del Vietnam del Sud tra le forze insurrezionali filocomuniste  – i Vietcong -  sorte in opposizione al governo autoritario filostatunitense costituitosi nel Vietnam del Sud e appoggiate dall'Unione Sovietica e dalla Repubblica Popolare Cinese, e le forze governative della cosiddetta Repubblica del Vietnam, appoggiato dagli Stati Uniti.  Iniziato nel 1955, terminò nel 1975 con la caduta di Saigon, il crollo del governo del Vietnam del Sud e la riunificazione politica di tutto il territorio vietnamita sotto la dirigenza comunista di Hanoi.

I tunnel di Cu Chi sono una rete labirintica di gallerie sotterranee, scavate a mano, sotto un terreno ricoperto dalla giungla. Grazie alla sua innovativa ingegneria, l’intrico di gallerie giocò un ruolo assolutamente strategico per il rifornimento delle truppe impegnate contro gli Stati Uniti, per la preparazione dell’offensiva e lo sfinimento antiamericano. Mentre infatti gli Stati Uniti facevano affidamento sui bombardamenti aerei, i Viet Cong mettevano in atto le loro tattiche di guerriglia sottoterra e sopravvivevano mimetizzati con il sottosuolo, sapientemente coperti grazie agli ingressi costituiti da botole mimetizzate tra le foglie difficilmente visibili nel folto della giungla.

La città sotterranea era formata da tunnel molti stretti, adatti alla corporatura minuta dei vietnamiti e inaccessibili agli americani ben più robusti. Le gallerie sono alte 1,2 metri e larghe 80 cm e non sono illuminate. Oggi alcune sezioni sono visitabili dai turisti e a questo scopo sono state allargate, anche se per attraversare i tratti visitabili ci siamo sempre dovuti rannicchiare.

I tunnel erano costruiti con mezzi di fortuna, chiodi, lance, bastoni appuntiti, e si sviluppavano su vari livelli. L’ossigeno per assicurare la sopravvivenza era garantito da sistemi di aerazione che in superficie erano rappresentati da piramidi di terra simili a termitai completamente mimetizzati rispetto a quelli naturali della foresta, al punto che era impossibile distinguerli; gli sfiatatoi inoltre erano ubicati anche in luoghi molto distanti dalle zone occupate dai guerriglieri, dunque il fumo delle cucine sotterranee, attraverso un complesso sistema di camini a centinaia di metri dalle cucine, era mimetizzato in maniera tale da non poter essere visto dall’alto da aerei o elicotteri.

Le gallerie scavate sotto i piedi delle forze armate degli Stati Uniti rappresentavano dei boccaporti invisibili attraverso i quali Viet Cong apparivano colpendo di sorpresa con spedizioni punitive e scomparendo in un lampo.

Nel 1966 si tentò di bombardare i Viet Cong fuori dalla loro posizione, ma molte parti della rete del tunnel rimasero al sicuro dalle bombe, senza che granate e gas velenosi potessero avere il sopravvento.

Conoscere gli escamotage usati dai Vietcong mi ha fatto stupire per la semplicità e al contempo estrema efficacia degli espedienti usati. A titolo di esempio:

  • confezionare ordigni utilizzando le bombe inesplose lasciati dagli americani, come già accennato;

  • costruire ogni sorta di trappola nella foresta, di grande semplicità, ma che,una vota imprigionato il nemico, lo facevano aagonizzare tra mille sofferenze

  • la foresta circostante era disseminata di mine, di provenienza americana. Infatti bombe e altre armi usate dalle forze americane erano raccolte dai Viet Cong e portate nelle officine sotterranee, dove venivano trasformate in lanciarazzi e altre armi. Gli americani, nella loro inconsapevolezza, avevano quindi servito ai Viet Cong la loro autocondanna.

  • un segno distintivo dei Vietcong erano le scarpe: i soldati avevano appreso a fabbricare dei sandali con i copertoni delle auto, per proteggere i piedi durante spostamenti nella giungla. La suola dei sandali era forgiata in modo che fosse più larga nel tallone e più stretta nella punta, al contrario di una scarpa normale. In questo modo sembrava che le tracce lasciate dai soldati nella giungla  andassero nella direzione opposta a quella reale, depistando gli americani.


Gli americani erano dotati di potenti moderni mezzi militari, eppure rispetto all’ingegno e alla creatività dei Vietcong, disposti a tutto pur di liberare il proprio paese e sopravvivere, non hanno saputo avere la meglio.

 

La conoscenza da parte dei Vietcong del loro territorio, delle sue caratteristiche, particolarità e tratti distintivi ha contribuito in modo significativo alla vittoria. Dal Genio del luogo alla genialità dei Vietcong il passo è stato breve. Il luogo ha collaborato con i Vietcong che ne hanno saputo valorizzare gli aspetti che avrebbero potutto mettere in crisi gli americani, stabilendo con esso una profonda e vincente connessione.

Genius loci: il luogo dove sei determina chi sei e che cosa fai. Ciò permette di costruire un dialogo con il luogo, infatti siamo in qualche modo trasformati dalla natura del luogo che ci abita e capire cosa facciamo e chi siamo richiede di capire dove siamo.

 

La difficoltà degli americani nello stanare un nemico spesso invisibile li portò ad utilizzare armamenti non-convenzionali, come il Napalm, l’agente arancio la cui tossicità mietè vittime e lasciò un segno indeleble nelle deformità dei sopravvissuti, anche a distanza di generazioni. Inoltre l'impiego di defolianti portò ad una massiccia distruzione del manto vegetale del paese, con gravissimi danni ecologici e all'agricoltura.

La guerra del Vietnam ha segnato la guerra convenzionale moderna, è stata la guerra di un popolo, di cui 3 milioni di persone sono morte, con l’impossibilità di distinguere i guerriglieri dai civili, differenti nel loro ruolo, ma tutti accomunati dalla grandiosa motivazione di lottare per il proprio paese e cui quindi credo sia importante per la storia ricordare per rendere loro omaggio e onore della voglia di vivere al di là della modernità del nemico e della sua presunta potenza.

Rivedere i passaggi della guerra del Vietnam è stato per me fonte di grande interesse, soprattutto alla luce della dinamica che da sempre gli Stati Uniti hanno cercato di imporre sui popoli del mondo, improntata al loro dominio coloniale, che hanno cercato di giustificare facendo appello all’instaurazione di una falsa democrazia. E ancora oggi i corsi e ricorsi della storia riconfermano lo stesso ritornello.


guerra Vietnam


Alcune simbologie del Vietnam


Un aspetto che ha richiamato particolarmente la mia attenzione è legato ad alcuni animali simbolo che ci hanno accompagnato nelle visite delle varie pagode e templi.

Conoscere un luogo, le sue caratteristiche, la simbologia, le storie che racconta, eventuali miti e folclore locali, leggende, la flora e fauna nativa, le vicende ecologiche o geologiche che hanno determinato la natura attuale, di nuovo, tutto appartiene al Genius loci.


Il drago


drago Vietnam

La figura del drago è onnipresente, nei templi, bordi di tetti e travi, oltre che negli arredi e abiti, tessuti, stoffe e piatti. Spesso a forma di ‘esse’, il drago vietnamita è fortemente influenzato dal drago cinese, ma si distingue per una cresta di 81 squame. In Vietnam, rappresenta il potere della nazione e dell'imperatore. Il popolo ha creato il simbolo del drago per esprimere il suo desiderio di liberarsi dalle restrizioni: il drago può volare nel cielo, nascondersi tra le nuvole, ha il potere che l'uomo vuole per espandere il proprio ambiente di vita e migliorarlo.


Hanoi, la capitale, è anche detta ‘la città del drago che ascende’ (in vietnamita Thang Long), in quanto si narra che il re Ly Thai To ebbe in visione l’immagine di un drago dorato che saliva verso il cielo e che si trattasse di un segno divino in cui costituire la capitale.

Il lago Hon Kiem, nel centro storico di Hanoi, ha anche una piccola torre che ospita la Torre della tartaruga: per festeggiare il sovrano Le loi, che aveva sconfitto la Cina grazie ad una spada trovata nel lago, si organizzò una grande festa sul lago, dalle cui acque emerse una tartaruga dorata che disse al Re che la spada non era più necessaria. L’arma si trasformò in un dragone di luce e poi si rituffò nelle acque del bacino lacustre.


Baia di Ha Long

A quasi 200 km da Hanoi, nella parte nord-orientale, si estende una baia considerata Patrimonio dell’umanità, la Baia di Ha Long. Anche in questo caso, miti e leggende descrivono l’origine del luogo: migliaia di anni fa gli dei mandarono in soccorso dei vietnamiti una famiglia di draghi, nella loro lotta contro i cinesi. Grosse pietre preziose vennero scagliate contro il nemico trasformandosi in una muraglia che respinse gli invasori. Il luogo in cui atterrò il dragone madre venne chiamato Halong, ovvero dove il drago scende in mare. Si dice che queste pietre si trasformarono nelle quasi duemila isole, scogli, archi di roccia e faraglioni calcarei, monoliti di varia grandezza ammantati di verde. Questa costellazione di promontori si estende in modo fitto nel Golfo del Tonchino, una pellicola policromatica con sfumature dal grigio antracite, all’ocra, al verde scuro. Di tanto in tanto, alcuni villaggi galleggianti di pescatori si stagliano nel panorama, offrendo uno scorcio di vita quotidiana, fatta di pesca di molluschi e pesci.


Hang Mua

Hang Mua, nella regione di Ninh Binh con il suo viewpoint, è la vetta di una piccola montagna calcarea da cui si può ammirare il paesaggio circostante, contornato di verde, fiumi, risaie, i tratti distintivi del Vietnam. La vista panoramica sulla regione circostante è mozzafiato, con le distese di risaie e le formazioni calcaree che si estendono fino all'orizzonte. La cima della montagna, che si raggiunge in 15 minuti circa di salita, seguendo un tortuoso percorso con 500 gradini, presenta, oltre a una piccola pagoda, un dragone di pietra lunghissimo che mi ha ricordato i personaggi fantastici de ‘La storia infinita’.


La tartaruga

La tartaruga riveste un ruolo centrale nella tradizione vietnamita: il guscio inferiore quadrato è la terra, il carapace superiore tondo è il cielo, in mezzo l’organismo vivente. Tutto il corpo è un simbolo cosmico dell’universo. La tartaruga è il simbolo della forza e della longevità. Il carapace della tartaruga rappresenta il cielo e le sue quattro zampe i quattro pilastri del mondo. È un vero e proprio filo conduttore tra cielo e terra. L’ho vista per la prima volta nell’affascinante Tempio della Letteratura di Hanoi, un tempio edificato nel corso dell'anno 1000 per volere dell'imperatore che lo dedicò a Confucio per rendere omaggio a eruditi e letterati. Tutti gli elementi architettonici e le decorazioni figurative hanno significati allegorici per esaltare la letteratura, la sapienza e l'aspirazione a migliorarsi. La porta principale, la porta del cielo, reca al centro il motivo della carpa dragone: la leggenda narra che la divinità, per liberare il mondo da alcuni mostri, decise di inviare un dragone (di nuovo!) e bandì un concorso per scegliere l'animale più adatto ad essere nominato drago. Solo l'umile carpa riuscì a superare le varie prove, come nuotare nell'acqua turbinosa, sovrastare le onde e saltare fino alla porta del cielo.


Il fiore di loto



fiore di loto Vietnam

Il fiore di loto, noto anche come “fiore dell’alba”, cresce nell’acqua fangosa di laghi e dei fiumi, ma emerge dalla superficie immacolato. Per questo è considerato un simbolo di purezza di cuore, bellezza, rinascita, forza spirituale. Il loto rappresenta la capacità di superare le difficoltà e di mantenere la purezza interiore.

Nel buddhismo vietnamita, viene spesso viene raffigurato come un'icona religiosa nei templi, in quanto associato alla purezza della mente e del corpo; utilizzato a scopo ornamentale, per le offerte votive alle divinità. Lo ritroviamo nei giardini e nelle decorazioni del già citatoTempio della Letteratura e nella Pagoda dei Profumi (Chua Huong), un complesso di templi buddhisti situato nell’estremità meridionale della provincia di Hanoi, a 60 km, dedicato a Quan Am, la dea della compassione. All’interno della giungla che ricopre il Monte ‘Ngu Nhac’, culmina nella Grotta di Huong Tich, il punto di arrivo del pellegrinaggio.

Il loto è anche un simbolo nazionale del Vietnam e riflette l'identità e la resilienza del popolo vietnamita. L’eleganza, la bellezza di questo fiore, molto amato da tutti i vietnamiti, è declamata nelle poesie nazionali.

Ha anche un uso in cucina: i suoi semi sono consumati sia freschi sia essiccati, nonché nella preparazione di zuppe dolci. Con i suoi stami essiccati si prepara un tè profumato, mentre con le sue foglie si avvolge il riso.


La natura che più ho amato


Dopo avere preso un treno notturno da Hanoi a Lao Cai, siamo approdati a Sapa.


Sapa

Sapa è una località montuosa situata nel nord del paese. Circondata da maestose catene montuose (le maestose montagne delle Hoàng Liên Son, che includono il Fansipan, la montagna più alta del Vietnam), sovente coperte da spesse nebbie, il panorama che si dispiega ai miei occhi è stato davvero suggestivo e affascinante. Punteggiata da risaie in piena fioritura, si sviluppa su terrazze a più livelli che come scalini da lontano paiono immensi. Varie tonalità di verde la colorano, creando uno spettro cromatico dal verde più scuro a quello più chiaro, a tratti brillante quando i raggi del sole filtrano dallo strato di nuvole sovrastante. La localtà è circondata da una fitta foresta, nella quale abbiamo fatto un paio di trekking, addentrandoci nei suoi sentieri a tratti pianeggianti (valle di Muonh Hoa), a tratti in salita, molto spesso ricoperti da vari strati di fango in cui ci siamo inzuppati quasi fino alle caviglie. Le foreste circostanti Sapa sono lussureggianti e ricche di biodiversità, con una vasta gamma di flora e fauna. Principalmente temperate, la varietà di alberi spazia tra querce, pini e bambù. Inerpicarsi tra i sentieri non è stato sempre facile, ma lungo i tratti più scivolosi eravamo sempre assistiti dagli abitanti del posto, le minoranze etniche come i gruppi Hmong e Dao, che come degli ‘sherpa’ seguivano ogni donna del nostro gruppo passo passo. Il mio angelo custode era una bambina che avrà avuto otto-dieci anni: tenendomi sempre per mano, era lei ad aiutarmi quando mi vedeva in difficoltà. All’inizio ammetto che mi sentivo un po’ condizionata da questa presenza ‘incombente’, col tempo però devo dire che ho apprezzato la sua presenza costante, anzi la cercavo io quando si staccava per farmi fare una foto o il gruppo faceva una sosta, ed alla fine del percorso comprare da loro dei manufatti artigianali (tessuti, bustine, braccialetti, ecc..) è stata davvero una piccola ricompensa rispetto all’aiuto offerto.


bambini cascata Sapa

Un altro ricordo piacevole è stato arrivare alle cascate di Sapa: mi sono entusiasmata a vedere i bambini che come piccoli animaletti si inerpicavano a piedi nudi correndo in salita e discesa a tutta velocità sulle rocce della cascata con una naturalezza selvaggia che mi ha sbalordito. Un vero esempio di saggezza organica!


Ninh Binh

Provincia situata a 80 km a sud di Hanoi, nella parte meridionale del Delta del Fiume Rosso, mi ha davvero colpito per la straordinaria bellezza naturale e il paesaggio unico di cui è dotata.

La zona serpeggia di fiumi e canali, facendo dell’acqua l’elemento predominante in un contesto forestale che forma una tavolozza di verde lussureggiante. Con la nostra imbarcazione a remi, condotta dalle donne locali, abbiamo percorso una serie di canali fino alle grotte di Tam Coc. Ho trovato il giro incredibilmente rilassante, offrendomi l'opportunità di esplorare e ammirare la bellezza circostante da questo punto di vista ‘mobile’ privilegiato.

La caratteristica distintiva di Ninh Binh sono le formazioni calcaree che si ergono dalla terra come imponenti torri e guglie lungo il fiume e le circostanti risaie che si estendono a perdita d'occhio. La zona di Trang An è stata riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO per questo paesaggio unico.

Le formazioni calcaree, chiamate anche "colonne di pietra" o "torri calcaree", sono il risultato di milioni di anni di erosione causata dall'acqua, dal vento e dall'attività geologica. Di colore grigio chiaro o biancastro, creano un contrasto notevole con il verde delle risaie circostanti. Queste formazioni carsiche mi hanno fatto riflettere su come l’ambiente circostante ci può effettivamnete modellare, a livello superficiale e più profondo. Ancora una volta, riaffiora il Genius Loci, il luogo determina chi sei e che cosa fai.


Di tanto in tanto incontravamo alcune grotte naturali che si aprivano dinanzi a noi tra le rocce, donando all’ambiente una sfumatura di mistero.


Trang An

Nel complesso paesaggistico di Trang An ricordo anche una bellissima pagoda galleggiante, creando un paesaggio quasi incantato, direi quasi ‘iconico’: è la Pagoda di Bich Dong, tre livelli di templi buddhisti, mimetizzati in mezzo a questo paesaggio suggestivo e particolare e ogni livello ha un’architettura diversa e permette di ammirare il fiume e le montagne verdi circostanti.



Stralci di vita quotidiana

Nelle nostre escursioni non sono mancate visite che ci hanno fatto vivere come può essere una giornata tipo di una parte della popolazione.


Mercato Bac Ha

Il mercato delle minoranze etniche Bac Ha (a Nord del paese) si svolge una volta alla settimana, la domenica. Uomini e donne delle comunità locali, con i loro tradizionali vestiti elaborati, si radunano in questo posto dai mille colori da quasi un secolo. È un’opportunità per acquistare cibo fresco, comprare vestiti e tessuti, manufatti artigianali, ed anche l’occasione che ho tratto per l’acquisto di quasi tutti i miei souvenir, comprati naturalmente negoziando come parte integrando del processo di acquisto.


Ham Luong, uno dei principali affluenti del fiume Mekong, nel Sud del Vietnam, considerato “il più grande cesto di riso del paese”. Osserviamo la vita quotidiana delle popolazioni che vivono lungo gli argini il fiume, con le loro fattorie galleggianti per l’allevamento del pesce e le fabbriche per la costruzione dei tradizionali mattoni fatti di carbone, torba e argilla. Visitiamo anche un laboratorio per la lavorazione della noce di cocco, per capire come ogni più piccola parte del frutto si trasforma in prodotto. E con il Tuk-tuk, i pittoreschi taxi a tre ruote, raggiungiamo una famiglia locale per gustare i prelibati piatti della cucina del Sud.


La fabbrica delle perle ad Ha Long Bay: attualmente la maggior parte delle perle oggi prodotte sono coltivate, vengono chiamate "perle di coltura" ed esistono delle tecniche specifiche per ottenere le pietre preziose. Innestando una piccola sfera rotonda e lucida nella membrana dell'ostrica, si sollecita una risposta protettiva dal mollusco nel tentativo di distruggere l'intruso come autodifesa. Attorno a questo nucleo il mollusco secernerà madreperla, strato dopo strato, anno dopo anno. Solo una piccola percentuale, attorno al 20%, è in grado di produrre delle perle regolari dotate di una certa preziosità. La lavorazione delle pietre mi ha generato una riflessione: anche nell’essere umano talvolta le risorse più preziose si originano da un elemento disturbante, che crea ostruzionismo, una difficoltà da cui cerchiamo di difenderci liberando dentro di noi quelle potenzialità che altrimenti sarebbero rimaste inespresse. La nascita della perla ci insegna la genesi delle nostre qualità di maggior valore.



villaggio degli incensi di Thuy Xuan

Il villaggio degli incensi di Thuy Xuan, un luogo ricco di storia e conosciuto per le sue tecniche tradizionali di produzione dell'incenso, nei pressi di Hue (l’antica città imperiale). Un bastoncino di incenso è composto da due parti: un bastoncino di bambù lungo e duro al centro e uno strato di una miscela delle sostanze aromatiche che lo avvolge all'esterno. I vietnamiti scelgono solo vecchi alberi di bambù, prendono la parte intera e la tagliano in piccoli pezzi. Poi, li fanno essiccare al sole per giorni, finché sono sufficientemente asciutti. Ciò garantisce che il bastoncino d'incenso bruci uniformemente fino alla base, fornendo un profumo stabile e duraturo. Il profumo dell'incenso è altrettanto importante, perciò selezionano accuratamente le erbe e spezie per creare un capolavoro profumato. Si ritiene che il suo fumo sottile funga da ponte spirituale che connette i vivi con gli dei e i loro cari defunti. Gli incensi sono raggruppati a grappoli di bastoncini, setole di bambù la cui estremità colorata crea un mandala visivo variopinto e suggestivo.



Hoi An

Hoi An: città situata nella provincia di Quang Nam, nella parte centrale del paese. Offre una varietà di attrazioni, tra cui: il Ponte Giapponese, la Casa Tan Ky, i templi e le pagode, una vivace scena culinaria con prelibatezze locali spesso in versione street food e sartoria su misura, dove i visitatori possono avere abiti personalizzati a prezzi convenienti e alcune spiagge, come quella di An Bang, in cui ci siamo riposati un pomeriggio.

La città è un importante sito patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, famosa per la sua architettura storica ben conservata, le strade lastricate, e soprattutto le incantevoli lanterne colorate che adornano le strade, il centro storico e il fiume la sera. Le lanterne sono la vera icona della località, creando un’atmosfera magica. Ogni strada è costellata di negozi che vendono lanterne di varie forme, dimensioni e colori. E’ stato davvero come ammirare un paesaggio puntellato di tanti lumini colorati, che ne accendono la vita ancora di più rispetto al resto della giornata. Sul fiume Thu Bon si possono osservare le miriadi di imbarcazioni galleggianti che attraversano il fiume con a bordo le loro lanterne, tutte simile e al contempo diverse, creano uno spettacolo davvero piacevole.

 

Hue: situata nella parte centrale del Vietnam, è stata la capitale del Vietnam durante la dinastia Nguyen, che ha governato il paese dal 1802 al 1945. Nota per la sua architettura imperiale, i maestosi palazzi reali e le antiche tombe degli imperatori. La Cittadella Imperiale è un complesso fortificato che ospitava la residenza dell'imperatore e le strutture amministrative del governo. All'interno della Cittadella, abbiamo visitato la ‘Città Proibita’, che era l'area riservata esclusivamente all'imperatore e alla sua famiglia. E’ stato molto interessante conoscere la storia degli imperatori di Hue, ognuno dei quali ha lasciato un’impronta unica nella storia del paese. Ad esempio, l'Imperatore Gia Long (Nguyen Anh) ha contribuito a unificare il Vietnam dopo molti anni di conflitti; Minh Mang, noto per avere implementato una politica di confucianesimo rigoroso e repressione delle attività religiose cristiane e buddiste.


Hue

Per quanto riguarda gli aneddoti sugli imperatori di Hue, ce ne sono molti, ma uno dei più noti riguarda l'imperatore Khai Dinh, che ha regnato dal 1916 al 1925. Si dice che sia stato un imperatore controverso a causa del suo sostegno ai colonizzatori francesi e per aver tassato pesantemente la popolazione per finanziare la costruzione della sua maestosa tomba. La tomba di Khai Dinh è un esempio impressionante di architettura vietnamita influenzata dall'estetica occidentale, con una fusione di stili unica. La sua scelta di stile e l'eccessiva spesa per la tomba hanno suscitato dibattiti e polemiche tra il popolo vietnamita; Tu Duc, famoso per il suo amore per la poesia e la letteratura, creò la tomba di Tu Duc, che insieme al mausoleo Khai Dinh, è molto noto.

Durante l'era dell'Impero Nguyen, che aveva la sua capitale a Hue, era comune la pratica di avere concubine nell'harem imperiale, un complesso separato all'interno della città imperiale riservato alle donne dell'imperatore, tra cui le sue consorti ufficiali (imperatrici) e le concubine.

Le concubine erano donne che avevano una relazione intima con l'imperatore ma non avevano lo status di mogli ufficiali. Erano spesso scelte tra le famiglie nobili o attraverso selezioni a livello nazionale. Queste donne potevano dare all'imperatore eredi legittimi se avevano figli maschi.

All’interno dell'harem c'era una gerarchia rigorosa. L'imperatrice era in cima a questa gerarchia, seguita dalle concubine in base al loro grado di favoritismo da parte dell'imperatore, che poteva cambiare nel tempo.

Le donne nell'harem erano responsabili delle faccende domestiche, dell'educazione dei figli e di intrattenere l'imperatore. Avevano i loro quartieri all'interno del palazzo, comprese le residenze private.

Con l'abolizione della monarchia in Vietnam nel 1945, l'istituzione dell'harem imperiale di Hue giunse al termine. Molte delle donne che vi risiedevano dovettero cercare una nuova vita al di fuori del palazzo.

Le concubine erano comuni in molte società imperiali dell'Asia orientale e del sudest asiatico. Oggi, fortunatamente, questa pratica è obsoleta ed è stata sostituita da leggi che promuovono l'uguaglianza di genere.

 

Santuario di My Son: anch’esso patrimonio mondiale dell’UNESCO, ci ha permesso di scoprire ciò che resta dell’antica civiltà Champa, che un tempo regnava nel centro del Vietnam. Quella di My Son è una delle migliori testimonianze della civiltà induista in Vietnam, ed i suoi monumenti sono unici. Abbiamo avuto anche il piacere di osservare uno spettacolo danzante e musicale degli ultimi eredi dei Champa, con i loro vestiti tradizionali, pagati proprio dallo Stato come ultimi esponenti di una civiltà in estinzione.


My Son Champa

 

Un popolo che vive di cose semplici, anche se semplice non è sinonimo di facile... da cui quindi ho potuto imparare molto: nelle giornate in cui la vita mi sembra difficile, ostica e opaca, ripenso ai colori del Vietnam e al Genius loci dei territori visitati e le mie frequenze si alzano!


Incensi colorati Vietnam

 
 
 

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