IL MIO SE’ NATURA
- Chiara Pasi
- 16 mag 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 6 mar 2024
Se il mio corpo fosse una pellicola fotogafica, quale natura si imprimerebbe su tale 'supporto' e in quali punti precisi si collocherebbe?
Corpo e natura nel loro legame indissolubile descritti con le immagini che hanno preso forma in me.
Nella pratica di centratura somatica propedeutico all'esperienza, mi sono abbandonata al respiro di aria e di terra fino a lasciarmi inebriare da questi due elementi naturali e percepire una riduzione del confine tra il mio essere e lo spazio attorno a me, come ad essere un sostrato percipiente di aria e terra.
Questo momento iniziale di preparazione del mio corpo mi è stato utile per sentirmi presente, ‘con’ e ‘nel’ corpo, arrivare ed accogliere con cuore aperto e mente leggera l’esperienza del mio Sé natura, che si è dispiegata affiorando alla mia consapevolezza in modo fluido, in assenza di sforzo se non nei momenti di ‘vuoto’ nei quali ero in attesa di un’immagine che si materializzasse. Quando invece riuscivo ad aspettare senza aspettare, sono riuscita a calarmi nell’esperienza assaporandola maggiormente.
La prima immagine che mi si è materializzata nel corpo e nella mente è stata quella della montagna. Mi sono sentita montagna nella pancia e nel cuore, in queste due parti di me ho avvertito che si formavano crinali e un corpo massiccio che s’innalzava verso l’alto. In particolare, ho visualizzato immediatamente le Montagne colorate in Perù, il Vinicunca (chiamata anche Montaña de Siete Colores e Montaña Arcoíris), situata nelle Ande a 5.200 m s.l.m. Si trova a Sud-Est della città di Cusco, tra le province di Quispicanchi e Canchis, nella regione di Cusco, in Perù. Sui pendii si mescolano molteplici sfumature di colore, dall’ocra all’arancio, dal verde all’azzurro, al giallo, rosa e viola, legate alla presenza di minerali ricchi in ferro, zolfo e rame. Questa in effetti è la mia montagna del cuore, della quale mi sono innamorata con la sua terra arcobaleno, il suo paesaggio lunare, misterioso, sconfinato, con l’orizzonte nel quale mi perdevo con lo sguardo. Pancia, perchè come il cuore è un centro di emozioni, qui in me si origina l’input e la motivazione a muovermi, collegandomi ai miei ideali. La montagna infatti avvicina al cielo, è simbolismo spaziale della trascendenza e conserva quella sacralità che fa parte anche di tutte le mitologie e di varie culture. Il cuore e la pancia mi consentono di mettermi in cammino e salire verso la mia cima, la meta alla quale aspiro, che nei miei massimi ideali, porta a realizzare la mia missione sulla terra, che esprimerei come promozione del benessere individuale e collettivo, migliorare la qualità di vita delle persone, consentire un’evoluzione personale, portare una luce che in qualche modo trascende la condizione umana e mette in collegamento con dei livelli di consapevolezza superiori. E’ montagna in quanto meta ambiziosa, al contempo so che può attivare il mio potenziale latente e consentire la mia più piena espressione.
La seconda immagine che ho visualizzato è stata quella del deserto. Mi sono sentita deserto nel petto, allargandosi via via in tutta la mia cassa toracica. Un deserto di sabbia e di roccia, dal colore ocra al rosso, come nel deserto del Wadi Rum in Giordania e in quello del Namib in Namibia. Dal petto origina la mia fiducia, quando mi affido con la preghiera sento che i pesi si scrollano di dosso e il petto si fa sempre più leggero, e tutto il io essere da lì è in armonia, spogliato dal superfluo, depurato e in risonanza con l’essenza della vita. In corrispondenza di questa zona ho anche visualizzato un grande sole, che scalda, illumina, dona luce. E questa luce al cento del mio petto irradia dal dentro al fuori, portando a manifestazione le qualità che più dentro di me sento simili alla mia luce.
Il terzo archetipo naturale che è approdato alla mia attenzione è stato quello delle acque. Come una nave che naviga in acque placide, ha salpato e messo la sua àncora presso le mie mani. Mani che nel mio caso rispondono sempre agli input che provengono dall’ambiente esterno, dandomi subito dei segnali di come sto e di che tipo di feedback si genera nel mio stato corpo-mente. Ed è quindi proprio da questa parte di me che vorrei sentire ciò che le acque evocano, fluidità e piacere, contrapposti a movimenti intermittenti e oppressione. Acqua che mi purifica dai pesi, dalle oppressioni, dalle fatiche, guaritrice di fragilità e debolezze umane per consentirmi di vivere nel flusso della vita. Aprire le mie mani in segno di fiducia, apertura, accoglienza, come le acque che ricevono nel loro grembo e si lasciano plasmare istante dopo istante dalle possibilità della vita.
Poi i miei piedi, catturati dall’archetipo foresta e albero, che ho incarnato nella figura di un saggio, metafora di virtù positive, in grado di donarmi quell’intelligenza somatica e quell’istintualità che mi consente d’incedere verso la direzione di vita buona per me e foriera di promesse sulla realizzazione della mia missione sulla terra. Mi sono sentita come rigenerata grazie all'energia che circola tra le radici nella terra e la chioma nel cielo dell’albero.
Il cielo, con il suo colore azzurro terso e le sue nuvole, ha pervaso la mia testa. In fondo mi sento a volte un po’ così, con la testa tra le nuvole, idealista e sognatrice con velleità di conquista e di successo nella vita attraverso l’aiuto nella relazione con l’altro, la mia bussola di orientamento nel mondo. Chiedo spesso all’universo e agli astri che lo popolano attraverso il cuore, da cui le informazioni ‘filtrate’ passano alla testa, caricandosi di significati e valori per me importanti. Ho sentito la luce del sole, simbolo di conoscenza, spirito, fuoco, orientamento, crescita, spinta e motivazione della mia azione nel mondo.
Il vulcano ha popolato il mio bacino. Ho sentito un movimento effusivo, come lava che fuoriesce, lentamente ma inesorabilmente, a dichiarare la propria forza e potenza. Spesso avverto come la parte sotto l’ombelico sia una sorta di centro-baricentro per me, quando mi sento in equilibrio la sensazione parte da lì, con un’energia profonda che mi sostiene nei momenti di precarietà o vacillamento.
Ho sentito nelle gambe la terra, l’humus, come se questa parte di me fosse davvero la parte più simile alla terra, e mi è venuta l’immagine dei miei antenati paterni e materni, del loro movimento ‘da’ e ‘verso’ le terra nei loro lavori sui campi, come un ritorno alle origini, quelle origini reali, materiali, che mi hanno accompagnato dal mio essere bambina.
E per ultimo il grande vuoto, che ho avvertito nella zona dell’ombelico, di nuovo il mio centro portatore di silenzio, spazio, unità, interezza, attenzione defocalizzata, possibilità e libertà, quando, come un canale sgombro, l’essenza si manifesta e fa da guida.
Ho rappresentato e contemplato il mio Sé natura sulla carta, in un grande foglio di formato reale, con una sagoma simile a quella dell'uomo vitruviano.
Vedere le tonalità e le sfumature di rosso, ocra, arancione, marrone, giallo e rosso che hanno caricato principalmente il mio corpo di colore mi ha donato un sorriso ed ho assaporato davvero in maniera profonda l’essere natura, consapevolizzare che è tutta dentro di me anche senza andare lontano, e che nei momenti di sconforto o dubbio posso sempre tornare a riguardarlo come un ancoraggio ‘naturale’ che spontaneamente mi possa restituire alla vita e ai suoi misteri.
In generale ciò che mi affascina maggiormente di tutti gli archetipi naturali è il loro aspetto trascendente, la componente/dimensione divina incarnata in quell’elemento, che fa emergere il senso del sacro e che ho ritrovato: nella montagna e nel cielo (ascesa, sommità); nelle acque (che guariscono, miracolose); nel deserto, che nella solitudine e nella spazialità facilita il collegamento con l’extra-ordinario; nell’albero, con la sua verticalità, porta tra terra e cielo e collegamento tra mondo terreno e spirituale; nel vulcano, con il fuoco sacro; nel suolo, con i rituali della terra, il ciclo vita-morte. Sento vivo in me il richiamo verso questo aspetto trascendente, divino, che mi affascina e mi trascina verso l’esplorazione dei suoi misteri insondabili, e del quale, al contempo, posso afferrare una piccolissima parte grazie e attraverso tutti gli elementi della natura.

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